Gli enti locali e le norme contro il gioco d’azzardo

enti locali e gioco d'azzardo

L’argomento dei regolamenti regionali e comunali messi in atto sul nostro territorio, da Nord a Sud e sempre più frequenti e disparati, nei confronti delle attività ludiche “terrà banco” a lungo, e cioè sino a quando la Conferenza Unificata sui casino online legali aams “partorirà qualcosa” di tangibile, attuabile e nell’interesse sia del territorio che dell’industria del gioco. Sino ad ora, però, i risultati che possono essere considerati sono principalmente che ciò che è stato adottato dalle Regioni, e sopratutto permesso dallo Stato, sta portando il gioco verso il baratro e alla chiusura di una percentuale di attività che tocca il 78% circa. È una percentuale terribile, proibizionistica e significa, in pratica, voler eliminare il gioco dal territorio nazionale lasciando ampiamente via libera al gioco illecito… che onestamente non aspetta altro! È già lì pronto a sfruttare i suoi punti con offerte di gioco che la legalità non può sottoporre, con location centrali che “aiutano” il cittadino-giocatore a non fare tanta strada per divertirsi, e con orari che non devono certamente seguire regole e regolamenti …

Quindi, lo Stato dovrebbe porsi il problema di dare informazioni sui casino online, prima di trovare altre normative od altre disposizioni sulle attività ludiche, di farsi un ampio esame di coscienza, sia su quanto da parte sua non è stato fatto per il gioco lecito, sia su quanto le Regioni hanno potuto mettere in campo, essendo il territorio assolutamente carente di normative nazionali che avrebbero potuto regolamentare il settore in altro modo, così come si poteva regolamentare l’offerta dei prodotti di gioco. Magari prendendo spunto ed esperienze da qualche altro Paese europeo che questo ha già saputo fare. Per esempio guardare alla realtà del Regno Unito o della Spagna, dove vi è stato un approccio più redditizio e concreto sia rispetto ai giochi, sia riguardo il tema delle dipendenze e cura del gioco problematico.

Anche l’offerta dei giochi in questi due Stati è più coerente ai territori: in Italia per esempio, le Vlt e le slot machine gratis sono comparse sul mercato nel 2009 con l’assegnazione di 57 mila diritti, cresciuti successivamente a 60 mila, ma mai completamente attivati, quando nel Regno Unito esistono appena 28 mila apparecchiature similari alle nostre, le Fobt. Questo sguardo a Paesi che hanno già una “buona vita” del gioco rispetto al territorio, avrebbe magari evitato una lunga serie di contenziosi che hanno caratterizzato il percorso di questo comparto. Si vuole parlare della “vecchia storia” dei Ctd, delle sanatorie inserite nella Legge di Stabilità dello scorso anno e proseguita in quella del 2016, e della problematica relativa al mondo dell’amusement che, però, in questi giorni potrebbe portare alla ribalta qualche nuovo colpo di scena!

E come dimenticarsi a questo punto dei “distanziometri”? Nel tempo sono aumentati, si sono dilatati: da 100 metri, a 300 ed ora a 500 metri. La loro applicazione comporta la dislocazione delle sale da gioco e delle apparecchiature da intrattenimento in luoghi sempre meno “commerciali” e sempre più distanti dal “passaggio della clientela” particolare estremamente importante per qualsiasi attività, in modo specifico per quella ludica. Se fosse applicato il distanziometro dei 500 metri si rischierebbe la chiusura del 77,7% dei punti vendita di gioco con risultati assolutamente devastanti: una riduzione del gettito di circa 3,5 miliardi ed una “sparizione” di posti di lavoro incalcolabile.